Come detto nella scorsa lezione, dal terzo decennio del 1500 prende avvio il Manierismo, un'arte che si ispira ai tre grandi artisti del Rinascimento: Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio.
- Giulio Romano era un architetto e pittore, per i signori di Mantova Gonzaga progetta il Palazzo Te, un elegante edificio posto fuori città. In tipico stile manierista, il pittore, ricopre interamente pareti e volte con affreschi: chi entra nelle sale si trova immerso in uno spazio illusorio, con raffigurazione a carattere mitologico. Nel video riportato visione 3D della Camera dei Giganti.
Perché si chiama Manierismo? Perché i pittori di questo periodo dipingono le loro opere alla maniera (imitando l'arte) dei tre grandi artisti citati prima.
La pittura manierista in Toscana
Una tendenza comune è quella di deformare le figure, modificando le proporzioni e cogliendole in atteggiamenti accentuati, quasi innaturali. Le composizioni di figure umane sono molto affollate e sono spesso in primo piano: notiamo infatti che i manieristi non si preoccupano di creare spazi realistici intorno alle figure umane, a differenza dei pittori rinascimentali fiorentini.
I pittori fiorentini principali sono:
- Rosso Fiorentino, che nelle sue opere inserisce corpi che appaiono allungati, con espressioni esasperate. Usa colori brillanti con contrasti netti tra zone in ombra e zone in luce (senza sfumare via via i colori).
- Jacopo Pontormo dipinge figure dilatate e allungate, con teste rimpicciolite rispetto al corpo. Gli sguardi sono smarriti.
Nella "Visitazione" le figure hanno teste piccole, vesti di colori vivaci rigonfie d'aria. Come si nota chiaramente la luce colpisce in pieno le vesti e non crea giochi d'ombra. Sullo sfondo, tra l'oscurità, è abbozzata una città rinascimentale.
Anche nel dipinto "Alabardiere", i colori chiari del protagonista si staccano dall'oscurità dello sfondo.
Esercizio 1. Osserva il dipinto di pag. 226 "Deposizione di Cristo sulla croce" e aiutandoti con quanto scritto sul libro, descrivilo sul quaderno.
La Pittura manierista in Lombardia
- Il fantasioso pittore Giuseppe Arcimboldi crea volti umani composti in maniera stravagante con frutta, fiori e foglie dipinti con molta precisione, ottenendo effetti di grande stupore.
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Giuseppe Arcimboldi, Rodolfo II in veste di Vertunno, 1591 |
- Giulio Romano era un architetto e pittore, per i signori di Mantova Gonzaga progetta il Palazzo Te, un elegante edificio posto fuori città. In tipico stile manierista, il pittore, ricopre interamente pareti e volte con affreschi: chi entra nelle sale si trova immerso in uno spazio illusorio, con raffigurazione a carattere mitologico. Nel video riportato visione 3D della Camera dei Giganti.
Esercizio 2. Dopo aver visto il video, vai a pag. 229 del libro e osserva le figure della Camera dei Giganti. Sul quaderno descrivi questa opera.
La pittura manierista nel Veneto
Il linguaggio manierista si fonda con la particolare attenzione al colore e agli effetti della luce tipici della pittura veneta.
- Tintoretto crea dipinti con arditi scorci prospettici e con un particolare uso del colore: i personaggi sembrano emergere dal buio circostante come se emergessero dalle acque.
Tintoretto, in questa opera senza simmetria, dipinge tre momenti di San Marco: A sinistra l'apparizione del santo indica il posto dove si trova la salma, in alto a destra il ritrovamento della salma, in basso la sua deposizione su un tappeto, sempre in basso a destra, la presentazione di un indemoniato al santo.
La prospettiva è decentrata e la si legge grazie alle arcate illuminate. La composizione è dinamica grazie agli effetti della luce.
Nel dipinto Ultima cena, Tintoretto sperimenta numerose novità: una prospettiva molto ardita dello spazio interno, il tavolo posto di scorcio e non frontale. Intorno al tavolo vi sono tanti personaggi.
L'atmosfera è drammatica, i colori ridotti all'osso e le figure poste in pose concitate.
Ci sono tre livelli di luminosità: profana, religiosa e spirituale. La luminosità profana è gestita dalla lampada a soffitto che irraggia l'ambiente e colpisce i vari personaggi.
La luminosità religiosa è data dall'aureola degli apostoli e di Gesù Cristo.
La luminosità spirituale deriva dalle figure fatte solo di luce, gli angeli, usate dal pittore per conferire spiritualità alla scena.
Esercizio 3. Che differenze ci sono tra l'Ultima cena di Leonardo da Vinci (pag. 199) e quella del Tintoretto?
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